Dal modello familiare ambivalente alle due immagini di sé

All’interno della famiglia ossessiva, l’ambiente è molto verbale, analitico, freddo, nella comunicazione non c’è emozione né fisicità.  Il genitore di solito si aspetta sempre una maturità che il bambino non ancora può avere in funzione della sua età, esige dei ragionamenti e delle spiegazioni troppo elevate rispetto al suo stadio di sviluppo cognitivo.

La famiglia ossessiva in sostanza esige che il figlio sia perfetto, soprattutto dal punto di vista del rigore, del dovere, della responsabilità e dei valori morali.

Il genitore, apparentemente e sul piano dell’educazione, della trasmissione di regole e valori, si dedica molto al figlio, lo segue, per esempio a scuola o in altre attività, ma questo dedicarsi parziale e puramente “tecnico” diventa in realtà solo una tortura per il figlio. Infatti per quanto egli si sforzi di avere un’emotività verso il figlio non vi riesce, e dunque quel che alla fine rimane all’interno del loro rapporto è solo una fredda e cinica aspettativa e pretesa di raggiungimento di elevati standard. In questo clima si generano vissuti di ambivalenza e il bambino percepisce di poter essere amato e odiato allo stesso modo dal genitore in funzione di quanto riesce a raggiungere gli standard posti.

Infatti, il bambino ossessivo diventa solitamente un bambino “compulsivo-compiacente” e con un fortissimo autocontrollo.

Da questa ambivalenza dei genitori (dai genitori verso il figlio) ne consegue una sorta di trasposizione a sé e dunque anche un’ambivalenza rispetto al valore di sé e delle rappresentazioni di sé, con la conseguente formazione di un senso di sé dicotomico caratterizzato da sentimenti “opposti”, come ad esempio essere amato o disprezzato,  e ciò determina in ultima istanza incertezza e dubbio su chi si è.

A questa ambivalenza soprattutto emotiva, l’ossessivo cerca poi di trovare una soluzione fondamentalmente cognitiva. Cercando cioè solo cognitivamente di raggiungere un’unità, una coerenza interna e un’immagine cosciente di sé attraverso una ricerca estenuante della certezza fondata sul dubbio.

Tutta l’ambivalenza e le oscillazioni emotive, e in particolar modo la rabbia, che saranno vissute durante il corso di vita e soprattutto durante e all’interno di una relazione sentimentale adulta, verranno affrontate perlopiù cognitivamente, e archiviate secondo le coordinate principi/doveri.

Anche nella relazione terapeutica con l’ossessivo spesso si percepisce la presenza di due opposte rappresentazioni di sé, ed emerge quell’ambivalenza e quell’equilibrio precario tra il bisogno di aderire doverosamente alle prescrizioni e il desiderio forte di liberarsene e di opporsi. Conflitto percepibile che solitamente esita però in una compiacenza formale, ma che in realtà cela una forte rabbia sotterranea, rabbia che può assumere di volta in volta differenti significati (rabbia perché non soddisfa i criteri di competenza; rabbia perché non ci si sente visti e compresi; rabbia perché mi costringe a dei doveri che in realtà non vorrei), in ogni caso sembra quasi che quella rabbia, qualsiasi forma assuma, sia egosintonica e funzionale allo scopo di mantenere una condotta responsabile (Mancini, Saliani), utile a difendersi e probabilmente a mantenere e tutelare quel senso di coerenza e di stabilità interna che consente a sua volta ed in ultima istanza di non vacillare e di conservare fermo quel leggero senso di amabilità personale.Solitamente infatti, la persona ossessiva, di fronte a certe attivazioni emotive, tenterà di “mentalizzarle”e censurarle rapidamente e tutta la conoscenza tacita legata ai domini sensoriali ed emotivi rappresenterà una sfida continua rispetto al bisogno di controllo, di coerenza e di stabilità.

“Le due frida” Frida Kahlo 1939
“Le due frida” Frida Kahlo 1939

Frida rappresenta le due immagini di sé : la Frida calda e colorata, amata e legata alla sua terra, passionale, che indossa l’abito messicano, umile e popolare. E la Frida più formale, altera, fredda, con l’abito di pizzo europeo, emancipata e apparentemente senza legami. Ma tuttavia le due Frida, pur così diverse si tengono per mano e soprattutto i loro cuori, esposti,  sono uniti da una sola stessa vena e l’uno sopravvive solo legato all’altro.

Il cuore della Frida emancipata è ferito e la vena perde sangue, e così solo l’altra Frida potrà salvarla e tenerla in vita.

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