Carteggi di Psicologia
coroniamoci di cibo

Coroniamoci di cibo

Autori: Ilaria D’Angeli e Carmela Mastromarino

“il cibo evoca la storia affettiva personale di ognuno e la sua relazione con la madre che per prima ha fornito nutrimento ed affetto, poiché la relazione affettiva primaria si stabilisce con chi offre cibo, calore, sicurezza e senso di protezione.”

J. Bowlby

Il periodo di isolamento ha costretto ognuno di noi a modificare la ritmicità della propria vita interrompendo le nostre abitudini quotidiane. Dopo un iniziale stato di disorientamento, ci siamo ritrovati nella dimensione della cura del nostro tempo, dei nostri pensieri, del nostro spazio, della nostra persona e delle nostre relazioni. 

Da sempre gli esseri umani amano condividere il cibo, perché mangiare insieme, è un atto di fiducia e di amicizia. Il cibo è un fatto sociale complesso, esso è l’espressione dei cambiamenti del mondo, delle trasformazioni sociali. L’alimentazione, dunque, contribuisce a definire l’identità collettiva. Non a caso il termine “convivio” deriva dal latino cum-vivere, vivere insieme.

Dare e ricevere cibo rientra in una relazione di accudimento e attaccamento. La teoria di Bowlby dell’attaccamento si impone come importante punto di partenza per la comprensione dello sviluppo umano, della personalità e delle relazioni sociali.

Secondo tale teoria “il cibo evoca la storia affettiva personale di ognuno e la sua relazione con la madre che per prima ha fornito nutrimento ed affetto, poiché la relazione affettiva primaria si stabilisce con chi offre cibo, calore, sicurezza e senso di protezione.”

Dal momento che il cibo è nutrimento per il corpo, anche con il cibo si vivono e si muovono le emozioni.  Ecco come in un momento di disregolazione emotiva come questo che stiamo vivendo ci ritroviamo nella necessità di riorganizzare le nostre abitudini anche tirando fuori la planetaria che, in virtù degli impegni lavorativi, non usavamo più o dal cassetto, il libro delle ricette della nonna. Il cucinare insieme, la condivisione del cibo, stimola il dialogo, ci fa raccontare ed aprire agli altri e in un momento di restrizione sociale dove il caldo abbraccio ci viene negato, ha il potere di creare legami, seppur virtuali e di far vibrare le nostre emozioni su frequenze elevate.  La cucina è tornata ad essere il centro della vita quotidiana

EPPURE NON E’ SOLO QUESTO…

Questo momento eccezionale è una buona opportunità per volgere l’attenzione da fuori a dentro.

Cucinare significa anche dedicarsi un momento utile, per stare a contatto con sé e con le proprie emozioni. Cucinare aiuta a radicarsi nel momento presente, favorisce la crescita della consapevolezza di sée allena a praticare la gratitudine e la pazienza senza giudizio. Diventa uno spazio di riflessione insomma, in cui indirizzare e trasformare il caos interno in un qualcosa di creativo.

Concentrarsi sulla realizzazione di una ricetta, focalizza l’attenzione su ciò che stiamo facendo nel “qui e ora” decentrandola da quei pensieri angoscianti che occupano la nostra mente. Infatti, ruminare e rimuginare su ciò che è accaduto o dovrà ancora accadere, spesso causa sentimenti di oppressione, tensione, stanchezza e frustrazione e acuisce uno stato d’ansia e/o depressione. Nel caso di traumi o eventi stressanti per periodi prolungati, come potrebbe essere la condizione di isolamento domiciliare che stiamo vivendo, il nostro corpo produce cortisolo in eccesso, detto anche “ormone dello stress”. La funzione di tale ormone a livelli normali è quella di garantire l’omeostasi dell’organismo ma prodotto in eccesso aumenta la gittata cardiaca e la produzione di glicemia, accelera l’osteoporosi, riduce le difese immunitarie e influisce sull’aumento ponderale. Quello che percepiremo sarà uno stato di malessere generalizzato.

Stare nel pieno della concentrazione, impegnati a realizzare una ricetta, favorisce una risposta di rilassamento che aiuta il corpo ad entrare in uno stato di benessere. La cura e la pazienza, tipiche delle lunghe preparazioni e la manipolazione ripetitiva dell’impasto, allenta la tensione muscolare, producendo un effetto calmante.

Pensare a cosa cucinare, pianificare la lista degli ingredienti e immaginare i passaggi necessari alla realizzazione del piatto, stimola la memoria procedurale ed il senso di autoefficacia, accresce la creatività e la fantasia, importanti nel problem solving.  Preparare un piatto o un dolce, coinvolge attivamente tutti e 5 i sensi che agiscono nella reciprocità tra noi e l’ambiente circostante. Il gusto e il tatto possono essere dei canali che forniscono l’accesso diretto alla memoria autobiografica, connettendoci con ricordi antichi e genuini come la condivisione del tempo in cucina con i nostri nonni. E chissà, che cucinare non sia anche un modo per sentirci vicini a chi non c’è più e a rievocare quel contatto che tanto ci manca in questi giorni.

Noi italiani abbiamo un’attitudine alla vita tutta nostra.

Ed ecco che “combattiamo” il virus a suon di pagnotte e pizze, UNENDO FORZE E RICETTE!

                             E quindi…per unirci in un abbraccio:

                        Pane senza lievito

  • 250 g Farina 0
  • 120 ml Latte
  • 125 ml Yogurt bianco naturale
  • 3 g Sale fino
  • 4 g Bicarbonato
  • 1 cucchiaino succo di Limone

Preriscaldare il forno a 200° in modalità statica. Preparare la farina poi aggiungere latte e yogurt intiepiditi leggermente. Aggiungere sale poi bicarbonato e succo di limone. Impastare e formate un panetto, inciderlo con un taglio a croce. Infornare e cuocere per circa 30 minuti a 180° forno ventilato.

Al pane si possono aggiungere olive nere denocciolate, semi di zucca, finocchietto, lino, girasole, sesamo o anche noci, nocciole e uvetta. Scatenate la creatività!

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