Connessione che disconnette

La dipendenza da smartphone viene chiamata dagli esperti nomofobia (“no more phone”, ossia non più cellulare e “phobia”, fobia) o sindrome da disconnessione.

autore: Federica Erca

Nella mia esperienza lavorativa con gli adolescenti, in contesti formativi di vario tipo, ho potuto osservare come sia sempre più difficile per i ragazzi regolare l’utilizzo dello smartphone. Ciò accade non solo all’interno di contesti di svago e divertimento, ma anche durante gli orari di lezione . Alcuni hanno bisogno di tenerlo accanto per verificare l’illuminazione del led di avviso delle notifiche, altri lo nascondono tra i libri ed altri ancora chiedono ripetutamente di andare in bagno per dare “una sbirciatina” e per potersi “sentire connessi”.

Queste modalità si ripercuotono facilmente sulle prestazioni degli studenti e sulle relazioni con compagni e docenti. A tal proposito, in una ricerca condotta su 554 studenti del DJ College of Dental Sciences and Research (Prasad M. ed al. 2017), è stato rilevato che il 39,5% degli studenti riconosce di aver avuto scarsi risultati a causa del tempo trascorso sul cellulare e che complessivamente il 24,12% è risultato essere dipendente dallo smartphone. In generale, da questa ricerca, emerge che coloro che hanno sviluppato una dipendenza da smartphone tendono ad avere dei risultati più negativi nelle performance di studio e coloro che utilizzano maggiormente i cellulari sono più distratti, hanno maggiori difficoltà a mantenere l’attenzione e la concentrazione.

La dipendenza da smartphone viene chiamata dagli esperti nomofobia (“no more phone”, ossia non più cellulare e “phobia”, fobia) o sindrome da disconnessione. Si manifesta in quelle persone che provano ansia quando si accorgono di aver lasciato il cellulare a casa o quando non c’è connessione. In queste situazioni ciò che emerge è l’ansia legata al fatto di non poter controllare il telefono e quindi rimanere isolati.

Diversi autori hanno rilevato problematiche fisiche legate all’abuso da smartphone, tra cui rigidità e dolore muscolare, visione sfocata, irritazioni o rossori oculari e stanchezza; talvolta si presentano delle illusioni uditive o tattili, come aver sentito il suono del telefono o la vibrazione (De-Sola G., et al. , 2016). Sono stati inoltre riportati dei sintomi più importanti che possono essere confrontati con i criteri diagnostici del disturbo da uso di sostanze del DSM-5:

  • un uso problematico in situazioni pericolose o contesti proibiti (Backer-Grondahl A., e al. 2011), che può generare conflitti sociali o familiari e perdita di interesse per altre attività;
  • il comportamento viene perpetuato nonostante ci sia la percezione di un malessere personale;
  • preferire il telefono cellulare al contatto personale;
  • frequenti e costanti consultazioni del telefono in breve tempo;
  • presenza di disturbi del sonno ed insonnia (Thomee S. e al., 2011, Sansone RA. e al. 2013);
  • utilizzo dello smartphone come fonte di rilassamento o per contrastare un umore disforico;
  • ansia e sensazione di isolamento quando non è possibile interagire o quando non si riceve una risposta nell’immediato;
  • stress e cambiamenti dell’umore da attribuirsi alla necessità di rispondere immediatamente ai messaggi (Sansone RA. e al. 2013).

Queste osservazioni sono il risultato -non incoraggiante- di ricerche condotte su un target di persone adulte; ma di fatto, molto spesso, a tutti noi capita di assistere a delle situazioni in cui genitori utilizzano lo schermo dello smartphone come “distrattore”,  al fine di calmare e controllare fisicamente il proprio figlio, far sì che mangi tranquillo. Figlio che, altrimenti, si opporrebbe alle richieste genitoriali e quindi esprimerebbe il suo essere bambino. Certo, in passato si accendeva la tv, ma oggi con la possibilità di essere online 24 ore su 24, sempre più genitori utilizzano questo strumento ogni volta che le cose sfuggono di mano.

Una domanda che dobbiamo porci è: così facendo, da che cosa viene “allontanato/a” il/la bimbo/a? Molto semplicemente dall’esperire la regolazione e la gestione di stati emotivi interni, che possono ad esempio essere delle frustrazioni o l’insoddisfazione di un bisogno fisico e relazionale. In futuro, quando quei bimbi saranno adolescenti o adulti, di fronte a situazioni che richiederanno quel tipo di attivazione emotiva, nella “connessione” che avviene all’interno della reciprocità relazionale, sarà possibile che l’uso di un surrogato esterno rappresenti la migliore possibilità di gestione emotiva.

In effetti è come se la nostra capacità di sentirci nel qui ed ora venisse meno, a causa dell’impossibilità di gestire quel preciso stato interno; di conseguenza le modalità automatiche generano la ricerca esterna di una regolazione che dovrebbe invece essere interna.

Cerchiamo di riflettere sul modo in cui usiamo o abusiamo dell’iperspazio virtuale, pur senza negare l’utilità della tecnologia e pur consapevoli dei vantaggi che questa ci offre. Pertanto facciamo un buon uso dello smartphone che, se utilizzato in modo improprio, potrebbe generare una continua ricerca di sostegno esterno ed una disconnessione con le persone che ci circondano (insicurezze relazionali, timore dell’esposizione o del rifiuto, evitamenti, ecc) e con noi stessi.

 

Bibliografia

Monika Prasad, Basavaraj Patthi, Ashish Singla, Ritu Gupta, Sabyasachi Saha, Jishnu Krishna Kumar, Ravneet Malhi, Venisha Pandita Nomophobia: A Cross-sectional Study to Assess Mobile Phone Usage Among Dental Students. (2017): 11(02):34-39

Thomee S, Harenstam A, Hagberg M. Mobile phone use and stress, sleep disturbances, and symptoms of depression among young adults—a prospective cohort study. BMC Public Health. 2011;11:66.

Sansone RA, Sansone LA. Cell Phones: The Psychosocial Risks. Innovations in Clinical Neuroscience. 2013;10(1):33-37.

De-Sola Gutiérrez, José, Fernando Rodríguez de Fonseca, and Gabriel Rubio. “Cell-Phone Addiction: A Review.” Frontiers in Psychiatry 7 (2016): 175.

Backer-Grondahl A, Sagberg F. Driving and telephoning: relative accident risk when using hand-held and hands-free mobile phones. Saf Sci (2011) 49:324–30.

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