L’isolamento sociale volontario – Il fenomeno degli Hikikomori

Il termine Hikikomori significa letteralmente “isolarsi, stare in disparte” e viene utilizzato per riferirsi ad adolescenti e giovani adulti che decidono di ritirarsi dalla vita sociale per lunghi periodi (da alcuni mesi fino a diversi anni), rinchiudendosi nella propria camera da letto, senza aver nessun tipo di contatto diretto con il mondo esterno.

autore: Eleonora Sanna

Hikikomori rappresenta uno dei tanti esiti imprevisti delle società contemporanee più “ricche”. La società è sempre più complessa, più competitiva, più arrogante ed anche più tecnologica, ma senza la preparazione psicologica dei suoi soggetti ad esserlo. I giovani sono eccessivamente protetti dalla famiglia, più narcisisti, meno inclini ai sacrifici e meno sensibili a diventare indipendenti.

Gli Hikikomori rappresentano una espressione di una sofferenza. Essi praticano la loro auto-reclusione, la quale, viene disapprovata dalla collettività e tacitamente dimenticata, poiché rappresenta una espressione di debolezza e fallimento.

Al momento in Giappone ci sono oltre 500.000 casi accertati. In Italia il fenomeno Hikikomori esiste ed è in crescita anche  per alcune condizioni che lo rendono simile al Giappone fra cui, ad esempio, un’eccessiva protezione della famiglia, narcisismo, stretta relazione madre-figlio. Secondo alcune stime (non ufficiali) nel nostro paese ci sarebbero almeno 100.000 casi.

Hanno tra i 12 e i 35 anni, sono tendenzialmente maschi primogeniti e trascorrono le giornate chiusi in casa. Evitano il mondo reale e si rifugiano in quello virtuale, fatto di libri e videogiochi. Dormono di giorno e vivono di notte per non confrontarsi con l’ambiente esterno, fonte di paura e disagio. Il primo campanello d’allarme  è il rifiuto di andare a scuola che nel giro di qualche anno potrebbe diventare isolamento completo.

La dipendenza da internet viene spesso indicata come una delle principali responsabili dell’esplosione del fenomeno ma in molti casi, internet rappresenta l’unico contatto che gli Hikikomori hanno con persone estranee al loro nucleo familiare.

La relazione morbosa con Internet porta in sé il bisogno inconsapevole di qualcosa a cui non si da dare un nome e un significato , ma che manca, nella condizione di hikikomori, oltre a non assolvere tale aspettativa, essa maggiormente stordisce e allontana da un mondo in cui quel giovane non trova né la passione né le motivazioni che si era immaginato di trovare.

L’ hikikomori si isola inizialmente perché fuori non c’è niente che interessa veramente e perché si sente inadeguato a quello che la società richiede. Stare sul web diventa molto più facile, dà la sensazione di sentirsi meno soli.

Negli Hikikomori il sentimento prevalente è la vergogna. Si vive come un fallimento la distanza tra il mondo che si è immaginato e previsto per sé e quella che invece  è la realtà: tanto più grande è la distanza tra la realtà che si era idealizzata e quella vera, tanto più grande sarà la vergogna che si prova”. E’ questa vergogna che porta al  ritiro sociale nella quale si cela il grido poco ascoltato di questi ragazzi , che ci parla della contraddizione e dei lati oscuri delle società più evolute ed emancipate. In  riferimento a questo meccanismo rafforzativo della solitudine, Weeks Molly, ricercatrice presso il Dipartimento di Psicologia e Neuroscienze della Duke University, dice:

” gli adolescenti più solitari sembrano rispondere alle situazioni sociali in modo tale da perpetuare la propria solitudine. La ricerca futura dovrebbe indagare quando e come la solitudine temporanea diventa solitudine cronica e capire come si possa intervenire per evitare che ciò accada.”

 

 

  • Piotti A., 2008. “La società degli hikikomori” in Hikikomori: adolescenti in volontaria reclusione, Franco Angeli, Milano
  • Ricci C. (2010), Hikikomori. Narrazione da una porta chiusa. Aracne. Roma
  • Zielenziger M., 2008. Non voglio più vivere alla luce del sole: il disgusto per il mondo esterno di una nuova generazione perduta, Elliot Edizioni, Roma,

 

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