A scuola con il Disturbo Oppositivo Provocatorio-2

Ultimo parte dell’articolo dedicato al Disturbo Oppositivo Provocatorio, potete leggere qui la prima e la seconda

Concludiamo il ciclo di articoli sul DOP-Disturbo Oppositivo Provocatorio, commentando l’utilizzo dell’Analisi Funzionale come strumento utile a comprendere i processi relazionali tra il bambino e le figure che si occupano di lui. La struttura di questo articolo si avvale di tabelle di esempio (tratte dalla vita scolastica dei bambini), che dovrebbero facilitare la comprensione dello strumento.

La compilazione da parte degli insegnanti/assistenti delle schede osservative (vedi esempio tab. 1) per circa quindici giorni consente di effettuare un’elaborazione articolata delle dinamiche relazionali.

Tab 1

Seguendo questo esempio è possibile realizzare un diario che rileva le seguenti variabili:

  • Le funzioni del comportamento del bambino;
  • I momenti critici per il bambino;
  • Le strategie adottate dagli insegnanti.

Procediamo analizzandole e commentandole singolarmente.

1. Le funzioni del comportamento

Tab.2

Analizzare la frequenza del comportamento e i contesti in cui si manifesta consente di individuarne il significato relazionale (esempio tab. 2). Comprendere questo aspetto permette al caregiver (insegnante/assistente) di capire i bisogni del bambino e di strutturare un sistema relazionale basato sulla cooperazione. Dall’esempio riportato emerge che i principali bisogni del bambino sono legati all’evitamento di situazioni fallimentari e alla modulazione dell’attivazione emotiva. Conoscere questo consente di:

  • stabilire attività di apprendimento senza errore o con difficoltà progressiva che riducano il senso di frustrazione;
  • fornire delle strategie comportamentali o delle risorse ambientali per accompagnarlo a modulare il vissuto emotivo.

2. I momenti critici

La registrazione dell’orario e del contesto rivela quali momenti della giornata rappresentano delle criticità per il bambino (esempio tab. 3).

Tab 3

L’analisi delle frequenze facilita la prevedibilità dei comportamenti del bambino e consente alle figure di riferimento di effettuare interventi preventivi e variazioni ambientali.

3. Le strategie adottate

L’osservazione delle strategie adottate sposta la prospettiva sull’insegnante. Questo consente di considerare gli effetti che il comportamento dell’insegnante ha sul bambino, ossia se contribuisce a ridurre o a incrementare la dinamica conflittuale (esempio tab. 4).

Tab.4

Come si evince dalla tabella, le strategie comportamentali adottate dagli insegnanti sono numerose e la maggior parte di queste risultano non efficaci (esito sul bambino “no”); è fondamentale argomentare su questo con i docenti, poiché la percezione di inefficacia e di scoraggiamento è uno dei principali fattori di rischio che interviene nel mantenere la situazione conflittuale.

Soltanto dopo aver definito queste variabili è possibile ipotizzare o suggerire delle strategie di intervento che vengono strutturate insieme agli insegnanti e agli assistenti con l’obiettivo di rendere la scuola un ambiente in cui il bambino possa vivere con maggiore serenità.

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