L’ossessività all’interno della coppia

Possiamo considerare le dinamiche sottese alla reciprocità emotiva di un rapporto sentimentale adulto, in stretto rapporto con l’attaccamento esperito durante l’infanzia con le figure significative.

Autore: Silvia Massimi

Il legame di attaccamento infatti rappresenta la prima esperienza di intersoggettività, laddove per intersoggettività intendiamo quella dimensione in cui conoscere sé e il mondo è possibile solo in relazione  all’Altro, e quindi attraverso lo stabilirsi di rapporti caratterizzati da un grado di reciprocità emotiva ( Bowlby, 1969; Guidano, 1987) e da un livello di intimità.

Possiamo quindi considerare una relazione affettiva adulta come quella relazione che è caratterizzata da un certo grado di reciprocità emotiva e che nasce tra due sistemi portatori ognuno di un proprio significato, che ha preso forma in uno specifico tema di vita e che si estrinseca poi in uno specifico stile affettivo (Ruvolo & Fabin 1999).

L’itinerario sentimentale individuale e la scelta di un partner, cosi come i modi attraverso i quali si costruisce, si mantiene e/o si rompe un legame affettivo, sono dunque in relazione con il tipo ed il grado di articolazione dell’organizzazione personale di significato.

Cerchiamo di capire, in un OSP ossessiva, che tipo di itinerario sentimentale si potrebbe delineare e quali potrebbero essere le modalità di costruzione, di mantenimento e/o di  rottura dei rapporti sentimentali.

Nella prima infanzia l’amore trae origine dalla percezione inizialmente globale e cenestesica che il bambino ha di essere accudito (Nardi). Il bambino poi gradualmente comincia a organizzare il proprio repertorio emotivo e comportamentale in funzione della prossimità/distanza del caregiver e della sua prevedibilità. Nei casi in cui le figure genitoriali offrono esperienze simultanee di convalida e di rifiuto, si strutturano legami affettivi ambivalenti che generano incertezza rispetto a se stessi e al proprio grado di amabilità. Ciò si ripercuote ovviamente sulla costruzione delle rappresentazioni di sé, che saranno necessariamente multiple e opposte, in termini di desiderabilità e amabilità.

Per cercare di avere dunque un’immagine stabile di sé, il bambino (poi adolescente e poi adulto) sarà sempre alla continua ricerca di approvazione da parte delle figure genitoriali, soprattutto  attraverso il perfezionismo e l’adesione totale e puntuale al sistema di regole della famiglia.

Proprio questi rigidi sistemi di regole, che vengono trasmessi con autorità e formalità dal caregiver, “bloccano” la comunicazione emotiva e si sostituiscono totalmente alle naturali manifestazioni di amore. Il bambino, tende a soddisfare le continue richieste e i continui standard proposti dal genitore, aumentando però paradossalmente in tal modo gli atteggiamenti normativi dello stesso.

Il figlio così impara a valutare la propria adeguatezza, sulla base di quanto sia in grado di corrispondere formalmente a livello emotivo, comportamentale e rappresentazionale, ai modelli del sistema familiare. Questo comporterà durante tutto il tragitto di vita, delle oscillazioni tra il sentirsi adeguati e formalmente amati e il sentirsi svalutati e disprezzati, nonché uno sbilanciamento verso il canale cognitivo, a discapito di quello emotivo.

Tutto questo, fa si che poi, in età adulta, nella ricerca e costruzione di legami affettivi, si determini un forte bisogno di placare dubbi e incertezze e di costruire un rapporto percepito come “giusto” e rispettoso del proprio sistema di valori.

Quindi accade che spesso nella costruzione dei legami affettivi adulti, tutti gli investimenti fatti vadano nella direzione di soddisfare il tacito bisogno di certezze, con la costante ricerca di approvazione similmente a quello che accadeva con le figure significative, attraverso il perfezionismo e l’adesione al sistema di regole della famiglia. Ma allo stesso tempo, questa intransigenza verso se stessi, a livello interpersonale, viene poi rivolta anche all’Altro, verso il quale, cosi come con se stessi, si pretenderà che vengano raggiunti determinati standard di funzionamento. Vi è proprio per questo motivo, un forte bisogno di controllo nella relazione, finalizzato ad accertare che l’altro sia rispondente ai propri criteri e ai propri valori.

Spesso molti dei dubbi e la relativa ricerca di certezze che l’ossessivo ha, riguardano proprio la relazione sentimentale. Tali dubbi sono solitamente inerenti proprio la giustezza, l’adeguatezza del partner in riferimento al proprio sistema di valori e di regolarità, ma anche rispetto a caratteristiche fisiche o comportamentali. Le ruminazioni riguardano sia la giustezza del partner, sia la giustezza dei propri sentimenti verso di lui, sia la giustezza della relazione in sé.

Ovviamente è importante precisare che è esperienza comune avere dei dubbi o semplicemente porsi delle domande sulle proprie relazioni sentimentali, ma qui si tratta di dubbi e preoccupazioni che diventano dilaganti e occupano tantissimo tempo e spazio mentale.

La ricerca di rassicurazioni e di certezze che poi ne consegue e  il bisogno di controllo, non hanno a che vedere con il bisogno di vicinanza, ma sono finalizzati alla continua verifica di questi aspetti. Anzi, l’ossessivo cerca proprio di mantenere nella relazione una certa distanza affettiva, proprio per poter valutare “lucidamente”gli atteggiamenti del partner, per mantenere un proprio livello di equilibrio e di regolarità e per poter gestire meglio le proprie emozioni.

Munch Ceneri (o Dopo la caduta) 1894 *
Munch Ceneri (o Dopo la caduta) 1894 *

Solitamente inoltre, è possibile che si verifichi un vero e proprio scompenso quando nella relazione ci sono dei momenti importanti quali il matrimonio, la nascita di un figlio o anche la chiusura della relazione stessa. Poiché è in queste circostanze che più ci si domanda se “si sta facendo la cosa giusta”.

Di fronte a queste innumerevoli ossessioni inerenti la relazione sentimentale in corso, la persona ossessiva può arrivare poi a mettere in atto una serie di compulsioni, in particolar modo cerca per esempio di prestare attenzione e controllare continuamente i propri sentimenti e i propri comportamenti. Quindi ci possono essere dei continui “check” per accertarsi di provare determinati sentimenti e di stare facendo ciò che è giusto e congruo rispetto ad essi (ad esempio verificare che non si stia pensando o guardando ad altre persone o monitorare continuamente il proprio “grado di amore”).

Spesso può essere utilizzato il confronto con altre relazioni e altre coppie ritenute “esemplari”, ponendosi domande del tipo“siamo felici come loro?”.

Anche ad un livello più “cognitivo”, si possono ricercare continuamente nella propria memoria, in modo selettivo, quegli episodi e quei momenti della relazione con il partner in cui ci si è sentiti assolutamente certi di quel rapporto.

Possono esserci infine degli evitamenti specifici di tutte quelle situazioni che, anziché rassicurare, possono essere ulteriore fonte di dubbio. Come ad esempio ritrovarsi in quelle occasioni in cui si possono incontrare persone o coppie ritenute cosi “perfette” da rendere pericoloso il confronto, cosi come possono essere evitate attività di piacer,e per il timore di avvertire in se stessi una discrepanza o un cambiamento rispetto a ciò che si prova, o per il timore dell’emozione stessa. Per esempio, se nel vedere un film romantico insieme in un contesto intimo, si dovesse avvertire un momento di noia, ciò basterebbe a innescare dubbi sui propri sentimenti, e questo andrebbe poi a ripercuotersi sull’immagine di sé, con la possibile attivazione di emozioni “negative” come la rabbia, la colpa o la vergogna.

Due “aree” critiche infatti per l’Ossessivo sono proprio quelle della Rabbia-Aggressività (a livello emotivo) e della Sessualità-Intimità (a livello relazionale). Infatti, all’interno di una relazione sentimentale, l’area della sessualità e della intimità con il partner, costituisce uno spazio di forte esposizione. Esposizione su più piani: infatti non solo ci si espone su un piano cognitivo e formale al giudizio morale e della giustezza di quanto viene agito, ma ci si espone anche e soprattutto su un piano somatico ed emotivo a delle emozioni intense e difficili da gestire.

 

In Munch la donna è portatrice di piacere e di dolore, di contatto e di abbandono, di eccitazione e di delusione, di vita e di morte con-fusi insieme.

Ceneri, o Dopo la caduta, mostra la fanciulla sgomenta e disperata, è discinta forse a causa di qualcosa “successo prima” , per aver provato piacere o desiderio, o perché tutto ciò non è accaduto o non è stato come se l’aspettava mentre l’uomo, rannicchiato in posizione fetale nell’angolo sotto, perde i lineamenti del volto su cui torna, implacabile, a dominare il grigio e sembra schiacciato dalla vergogna, piegato sotto il peso della colpa.

Egli, ancora legato alla seduzione, impigliato nei capelli di lei, è separato, distante, non sa soccorrerla, non sa darsi soccorso. E’ separato da quella stessa passione di cui, dopo l’atto sessuale, per Munch “la caduta”, non resta traccia, da quella stessa passione che anziché unire divide, da quella stessa passione che quando diventa sessuale crolla sotto il peso della colpa.”      

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