L’analisi funzionale e l’intervento nella scuola

Con questo articolo diamo inizio ad un breve ciclo di articoli dedicati alla gestione nel contesto scolastico degli aspetti relazionali e comportamentali dei bambini con diagnosi di DOP-Disturbo Oppositivo Provocatorio (DSM IV).

Quanto riportato nasce dalle osservazioni  e dagli interventi effettuati sul campo; verrà presentata una premessa teorico/applicativa che farà da cappello ai successivi interventi.

L’obiettivo dell’intervento psicologico nella scuola nasce con lo scopo di aiutare il bambino a vivere l’ambiente scolastico e le relazioni tra pari e tra gli insegnanti con maggiore serenità.

Uno degli strumenti utilizzati nell’effettuare questo tipo di lavoro è la tecnica dell’Analisi Funzionale, che ha come obiettivo quello di individuare le variabili ambientali, gli antecedenti dei comportamenti “problematici”, le modalità di coping del bambino e gli atteggiamenti degli adulti che contribuiscono a rinforzare o a ridurre i suoi comportamenti.

Il vantaggio dello strumento è che esso può e dovrebbe essere arricchito da una serie di osservazioni nella scuola, colloqui con gli insegnanti e conoscenze sulle modalità relazionali del bambino e sul suo stile di attaccamento. Ignorare questi aspetti compromette la riuscita di un buon intervento che spesso viene richiesto dalla scuola con uno scopo di contenimento del comportamento, quando questo diventa complesso da gestire. Tale scopo/bisogno, se pur comprensibile, potrebbe comportare un intervento soltanto riparatore, che risolve cioè la singola situazione o il singolo comportamento problematico. Ciò rappresenta un rischio poiché non consente di comprendere e integrare le diverse variabili di un processo relazionale e potrebbe deresponsabilizzare gli altri attori dello scenario, lasciando il faro puntato sul bambino che diventa l’unico protagonista della scena.

Lo scopo di un intervento psicologico dovrebbe essere quello di coadiuvare gli educatori, che hanno un ruolo rilevante nella vita del bambino, supportandoli nella messa a fuoco delle modalità relazionali che mettono in atto, comprendendo come queste si ripercuotono su di lui. Ciò implica un cambiamento di prospettiva che permette di strutturare la relazione stimolando la cooperazione e ridimensionando o eliminando il rischio di attivare o alimentare conflitti.

Questa modalità di intervento richiede un processo di consapevolezza da parte dell’insegnante che permette al bambino di sperimentare una nuova modalità relazionale, consentendogli di strutturare un’immagine di sé diversa da quella che solitamente si costruisce all’interno di un contesto pieno di insuccessi. Ovviamente ciò deve essere integrato con la conoscenza delle competenze cognitive e degli apprendimenti posseduti dal bambino che sono sottostanti alle strategie di coping da esso adottate.

Nel prossimo articolo verrà esposta l’Analisi Funzionale e il suo uso in un approccio di intervento costruttivista, comprendendo come si integrano le variabili ambientali, le modalità relazionali dei protagonisti della vita del bambino e il significato che questi fattori hanno rispetto alla sua storia e alle sue modalità di attaccamento.

 

Riferimenti bibliografici

F.Folgheraiter. (1992), Problemi di comportamento e relazione di aiuto nella scuola. Erickson

G.Liotti, B. Farina. (2011), Sviluppi Traumatici. Eziopatogenesi, clinica e terapia della dimensione dissociativa. Cortina Editore

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