Le emozioni a scuola

L’importanza degli interventi multidisciplinari nella scuola. L’intervento in un sistema complesso prevede o dovrebbe prevedere la cooperazione tra tutti gli attori che ne fanno parte in modo da condividere conoscenze e capacità e rendere maggiormente efficace il lavoro.

autore: Carla Buttazzo e Roberto Noccioli

 

La complessità di intrecci tra lo sviluppo emotivo del bambino e l’acquisizione di abilità cognitive funzionali allo svolgimento delle attività didattiche ha scaturito le nostre riflessioni rispetto alle difficoltà affrontate dalla scuola. Ci sono numerose variabili legate alla vita scolastica di un bambino, la cui esistenza, spesso sconosciuta dalle insegnanti, rende complesso lo svolgimento del loro operato.

Il modello educativo della scuola primaria è oggi fortemente messo in crisi dalla sempre maggiore eterogeneità dei bambini che compongono i gruppi classe. Eterogeneità non solo rispetto allo sviluppo cognitivo (dato dal fatto che il gap di età tra i bambini di una stessa classe può essere anche di più di 10 mesi, un divario molto ampio in quella fascia di età, che prevede l’acquisizione o meno di specifiche competenze), ma anche dell’ambiente socio-economico e culturale, della lingua, della religione e dello sviluppo emotivo dei bambini. In un simile contesto, altamente complesso, il modello educativo non può tener conto solo dell’acquisizione di metodologie e strategie didattiche per favorire lo sviluppo, ma deve considerare anche le dinamiche di gruppo e come queste incidono sull’apprendimento.

La conoscenza di questi aspetti non rientra nella formazione degli insegnanti che non sono preparati ad osservare le dinamiche di gruppo, né a tenerne conto per impostare la programmazione; tale quadro è reso più complesso da diversi fattori, alcuni interni alla scuola e altri esterni.

Tra i fattori interni vi è l’aumento della complessità dei curricoli scolastici che richiedono programmi molto strutturati e lasciano poco margine di modifica agli insegnanti. Rispetto alle variabili esterne che hanno inciso sul funzionamento scolastico vi è la crisi economica contingente che ha portato progressivamente in questi anni ad un calo degli investimenti nella scuola.

L’esigenza di portare a termine il programma stabilito, la numerosità dei gruppi classe, le scarse risorse destinate alla compresenza, determinano il verificarsi di due scenari alternativi: gli insegnanti danno maggior spazio al gruppo di bambini con maggiori competenze, trascurando in parte quelli che hanno tempi di apprendimento più lunghi; oppure danno maggior spazio ai bambini con minori competenze, rischiando di trascurare lo sviluppo delle potenzialità degli altri.

In questo quadro bisogna includere gli alunni con disabilità, quelli classificati come BES (Bisogni Educativi Speciali), quelli con disturbo specifico dell’apprendimento e/o disturbi evolutivi specifici, le difficoltà derivanti dall’integrazione culturale e linguistica e lo svantaggio socio-culturale.

Ciò rappresenta la condizione in cui verte attualmente la scuola motivo per cui vi è una richiesta di speciale attenzione. Una realtà così complessa rende il ruolo dell’insegnante molto più articolato, alla didattica infatti si affiancano interventi di inclusione, integrazione e di gestione di un gruppo. Per supportare l’intervento didattico, che spesso deve essere aggiornato e rivisto periodicamente, la socializzazione, l’alfabetizzazione emotiva e la regolazione emotiva diventano strumenti sempre più necessari a far fronte alle nuove problematiche presenti nella scuola. In quest’ottica di complessità anche gli interventi presentati da esperti esterni alla scuola dovrebbero, a nostro avviso, essere concepiti in modo da fornire spunti di riflessione e di confronto su nuovi modi di sperimentare la didattica. Dovrebbero fornire un tipo di consulenza che non si ponga come mera formazione o come attività laboratoriale, ma che sia finalizzata a costruire strumenti e strutturare interventi didattici funzionali e specifici per insegnante e per gruppo classe; per fare ciò è necessaria la partecipazione attiva degli insegnanti sia nella pianificazione dell’intervento che durante l’intervento stesso all’interno della classe.

In quest’ottica l’Associazione di Clinica Cognitiva (ACC) si è fatta promotore di un intervento che ha visto la partecipazione di una rete di professionisti afferenti a diverse realtà del pubblico e del privato sociale. Da tale lavoro, a cui hanno partecipato tra gli altri anche alcuni membri del progetto Koinoneo (Zaira Bandiera, Carla Buttazzo, Gabriella Pilli, Glenda Tripicchio e Roberto Noccioli) fu poi tratto un articolo dal titolo “la regolazione emotiva” pubblicato a nome Carla Buttazzo e Roberto Noccioli apparso sul numero 14, dicembre 2014 della rivista psicoterapeutiinformazione.it .

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