Carteggi di Psicologia
Disgusto

Le sane distanze: il disgusto come strategia di protezione.

Prima che il mondo cambiasse stile relazionale, prima che un virus rendesse pericoloso un abbraccio, ricordo la frenesia del caos romano tipico della Metro A.

Prima di guanti e mascherine e distanziamenti guidati da bollini a terra, i vagoni erano stracolmi di persone. Si stava tutti stretti stretti, vicini vicini accompagnati da quel caratteristico e pungente odore di metropoli, fatto di ferro, smog e esalazioni umane.

L’aria era soffocante e viziata, condita da colpi di tosse, starnuti e olezzi inequivocabilmente riconoscibili e molto ben distinti. Insomma un eau de “parfum” di umanità, “Eau du monde”, lo chiamerei.

Oltre a questo tripudio di odori, nel contesto sociale “metro” si assisteva anche alla vicinanza fisica non gradita ma doverosa, di sconosciuti  e al contatto obbligato di superfici condivise, viscose, calde e sporche. A pensarci ora, sembra quasi utopia.

Ora, probabilmente, oltre al pensiero per il timore del contagio, leggendo, avete provato ed espresso involontariamente un’emozione ben precisa.

Verosimilmente, avete arricciato le labbra ed il naso incurvando all’ingiù gli angoli della bocca, tirato fuori la lingua, provato un senso di nausea, aggrottato le sopracciglia e pensato “…che schifo!” (In caso contrario, i miei complimenti per la vostra alta soglia di sgradevolezza e sensibilità olfattiva.)

L’emozione che avete appena manifestato, meravigliosamente naturale, complessa, strutturata, antica e appresa, si chiama DISGUSTO.

Il Senso del Disgusto

Il primo canale sensoriale attraverso cui si palesa il disgusto è proprio l’olfatto.

Che sia rispetto ad un cibo o in relazione all’ambiente in cui ci troviamo, l’odore viene codificato dai neuroni olfattori che raggiungono il bulbo olfattivo del cervello, dove incontra i glomeruli, che a loro volta, inviano informazioni al sistema limbico e all’ipotalamo, strutture cerebrali coinvolte nell’ origine di emozioni e impulsi.

Un’altra parte delle informazioni ricevute, viene trasmessa anche alla corteccia orbitofrontale, responsabile della distinzione dei diversi odori. Questo complesso meccanismo, consente di discriminare in base all’odore riconosciuto, ad esempio, se un alimento è o meno commestibile. Se lo è, allora può essere assaggiato consentendo al gusto di decidere, infine, se ingerire il boccone o “dis-gustarsi” rispetto a ciò. Oltre all’olfatto e al gusto, gli altri sensi coinvolti nella percezione del disgusto, sono il tatto e la vista. Infatti, normalmente riteniamo ripugnanti sostanze viscose e/o di colore scuro, ritenute anticamente nocive per il nostro organismo.

La funzione del Disgusto

Il primo a parlare di Disgusto è stato Darwin, descrivendone la mimica universale e affermando che è un’emozione innata e visibile già nei neonati, avente la funzione di proteggere da cibi non commestibili.

Ma, il disgusto può essere anche appreso attraverso l’apprendimento avversivo, ovvero un tipo di condizionamento negativo. La manifestazione di repulsione verso un alimento avviene per associazione: mangiare un cibo e poi provare, successivamente nausea e vomito, magari per altre cause, fa associare lo stato di malessere all’alimento consumato. L’ipotalamo memorizza i segnali provenienti dal tratto gastrointestinale elaborando l’informazione ottenuta, che verrà poi registrata nella memoria a lungo termine ricordando in futuro, al corpo, di tenersi distante da quel tipo di cibo o da altri alimenti che presentano caratteristiche simili.

Il disgusto assume quindi una funzione ben precisa: proteggere l’uomo da un’eventuale minaccia.

Di QUALE minaccia parliamo?

Una spiegazione evoluzionistica rispetto il disgusto nei confronti di alcuni alimenti, risiede nel fatto che, l’amaro e l’acido sono riconducibili alla decomposizione che produce composti acidi e che, se mangiati possono portare a malattie. Molte piante, ad esempio, per proteggersi dai predatori concentrano tossine in alcuni tessuti, producendo un sapore amarognolo. Per questo i bambini prediligono gusti dolci o salati, e, prima di apprendere dal contesto sociale che le verdure “fanno bene”, si guardano dal mangiarle.

Quindi il disgusto, protegge da una minaccia di malattia e/o morte ed è fondamentale per garantire la sopravvivenza della specie.

Ampliando un po’ l’orizzonte, il disgusto è un’emozione che viene provata anche nei confronti di contesti, ideologie e situazioni. In questi casi, spesso, è accompagnato da altre emozioni. Ad esempio, riprendendo lo scenario della metropolitana, si può ipotizzare che a disgustarci non sia tanto l’odore che sentiamo o ciò che tocchiamo, ma la paura di contaminarci con qualcosa che non conosciamo e che potrebbe ledere e mettere in pericolo la nostra salute.

Se ci sentiamo offesi nelle nostre convinzioni personali o verso qualcosa ritenuto socialmente e moralmente indegno, quello che spesso si prova è sdegno, composto da disgusto e rabbia. Ciò che viene minacciata è la propria dignità.

Il disgusto si lega anche alla vergogna. Un comportamento ritenuto riprovevole dalla società può innescare un senso di vergognae disgusto verso sé stessi, compromettendo così l’immagine di sée l’appartenenza al gruppo.

DISGUSTO? No, grazie.

Ci sono situazioni in cui il disgusto “decade” per evitare di ostacolare i sistemi motivazionali interpersonali, fondamentali nell’evoluzione della specie. Quando si attiva il sistema sessuale, che porta alla formazione della coppia; il sistema di attaccamento, volto alla ricerca di cura e conforto in situazioni di pericolo o sofferenza; e il sistema di accudimento, che fornisce cura e conforto; solitamente si assiste ad un’“inibizione” del disgusto.

Quindi…

Il disgusto e la paura della contaminazione ci fa usare un fazzoletto per aggrapparci ai maniglioni della metro e proteggerci dai bacilli; l’offesa che subiamo ci porta ad evitare la persona da cui l’abbiamo ricevuta a tutela della nostra dignità e la vergogna di sé ci mette in condizione di sottomissione per evitare l’esclusione dal gruppo.

Che sia fisica o morale, quello che percepiamo è una minaccia e il nostro corpo si muove per contrastarla, tranne in determinate situazioni in cui la sopravvivenza della specie è favorita da altri sistemi.

Indubbio, nel determinare QUANDO e COME provare disgusto, un ruolo fondamentale lo gioca la cultura di appartenenza, il contesto dal quale proveniamo e che tipo di significati assume la realtà che ci circonda.

A proposito di realtà che ci circonda…. Il disgusto è importante, ha guidato l’umanità verso la sopravvivenza. Ascoltiamolo ora più che mai, ma…senza lasciarci travolgere!

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