Carteggi di Psicologia
Curie Nobel

Marie Sklodowska Curie – La prima donna che vinse il Nobel

autori: M. Di Nardo, M. Ciogli

Geniale, ribelle, audace, Marie Sklodowska Curie sorprende. Il 5 marzo esce nelle sale il film che racconta parte della sua vita. Ma chi è questo personaggio che mi ha sempre incuriosito ed appassionato? Soprattutto donna, determinata e decisa a percorrere la sua strada in un’epoca in cui l’istruzione e l’università era quasi esclusivo appannaggio maschile. Marie si fa strada ignorando e contrastando il pensiero, le critiche e le opinioni altrui, sempre convinta e consapevole della propria intelligenza.

Nella Varsavia del 1891, in cui all’università vige il veto per le donne, decide di intraprendere gli studi di fisica e matematica. Marie Sklodowska, squattrinata e orfana di madre, mette da parte i soldi lavorando come istitutrice, riuscendo persino a mantenere agli studi la sorella. Dopo varie peripezie si trasferisce in Francia dove, mantenuta a sua volta dalla sorella, riesce finalmente a varcare le porte della Sorbona, frequentando la facoltà di matematica.

Padrona del proprio destino, si sente in grado di superare ogni ostacolo, i libri sono il suo unico interesse, condivide il suo tempo con uomini che la guardano male perché non fa cose da donna. Dopo i primi anni di studio lascia la casa della sorella e va a vivere come uno scapolo nel quartiere latino. Studia giorno e notte e si appassiona sempre di più alla matematica, ma soprattutto alla fisica.

Nel 1893 si laurea in scienze, in quell’anno in tutta la Sorbona prendono la laurea solo due donne. Questi anni di solitudine sono i più belli della sua vita, ha il suo libero arbitrio, la sua scienza e l’indipendenza. Quindi, anche se a Varsavia una donna con una laurea avrebbe trovato un lavoro eccellente, decide di rimanere ancora a Parigi. Si laurea anche in matematica, a questo punto persino i colleghi maschi iniziano a guardala con rispetto, due lauree, in quell’epoca, erano un risultato eccezionale per chiunque!

Solo saltuariamente e di nascosto il suo mentore la fa entrare in laboratorio, dato che l’accesso non è concesso alle donne, ma Marie ha progetti, idee e sogni tali da necessitare di una permanenza costante all’interno di un qualsiasi laboratorio. Sull’orlo della disperazione segue il suggerimento del suo professore facendo visita ad una scuola superiore, dove pare ci sia un professore di scienze, che ha a disposizione un laboratorio. Il tipo ha la fama di essere un po’ strano, solitario, quasi troppo dedito ai libri ed alla scienza, lento nel parlare, sceglie ogni parola accuratamente prima di rispondere. Questo tale si chiama Pierre Curie, si incontrano, parlano, si conoscono, si confrontano e Marie finalmente ha a propria disposizione un laboratorio.

Pierre è come Marie, hanno le stesse idee, le stesse intuizioni e con il tempo gli stessi progetti scientifici. Capiscono che ognuno ormai fa parte della vita dell’altro e non possono più fare a meno l’uno dell’altra. Il 26 luglio del 1895 Marie Sklodowska diventa Madame Curie, con un abito blu marino e una camicetta che si era fatta fare apposta per l’occasione, in un giardino assolato traboccante di iris e piante rampicanti. Se fosse stato un uomo dei suoi tempi, Pierre, dopo il matrimonio, avrebbe imposto a Marie di lasciare le scienze e la ricerca per dedicarsi alla famiglia ed alla casa, ma Pierre non era così.

Continuano a lavorare e condividere tutto equamente, erano coniugi e colleghi nella vita e nella ricerca scientifica, alla pari. Nel 1897 nasce la prima figlia e nel 1904 la seconda.

Proseguono i loro studi in un hangar cavernoso e freddo con le pareti di legno e la pioggia che entrava da tutte le parti. Il loro intento era quello di capire come mai alcune sostanze tipo l’uranio brillassero ed emettessero raggi. L’uranio non è facile da trovare in forma pura ma era presente in un particolare minerale chiamato pechblenda. A furia di esperimenti Pierre e Marie si accorgono che l’energia emessa dalla pechblenda è maggiore di quella emessa dall’uranio puro, ciò può significare una sola cosa, nella pechblenda, oltre all’uranio deve essere presente almeno un’altra sostanza ancora sconosciuta che emette energia.

Ma il loro laboratorio è rudimentale e poco attrezzato, i due scienziati non sono molto popolari, Pierre è timido e riservato, poco avvezzo ai convenevoli e molti lo considerano insopportabile e un po’ svitato, mentre lei è una donna e questo basta. Non hanno fondi. Pierre e Marie si procurano i sassi di pechblenda, li macinano e li spruzzano con sostanze chimiche, arrivando a lavorare anche 20 kili di materiale al giorno, tra fumi e liquidi tossici. Riescono così a ricavare due nuovi elementi sconosciuti per l’epoca. Si concentrano sul primo dei due e dopo molto lavoro sono certi di aver isolato un elemento fino ad allora sconosciuto, decidono di chiamarlo Polonio.

Nell’articolo scientifico scritto per illustrare la scoperta del Polonio coniano anche una parola nuova per descrivere le sue strane qualità: radioattivo. Aspettando di capire come avrebbero reagito i colleghi scienziati, Marie e Pierre si rinchiudono in laboratorio e dopo mesi di esperimenti riescono ad isolare anche il secondo elemento misterioso, lo battezzano Radio.

Qualche tempo dopo ricevono una lettera dalla Svezia, in cui gli viene annunciato in via confidenziale che il prestigioso premio Nobel per la fisica sarebbe stato assegnato al professor Becquerel ed al professor Pierre Curie. Marie è una donna, viene esclusa dal premio, è un duro colpo, è sconfortata e demotivata.

Pierre non perde la calma, prende carta, penna e calamaio e scrive all’accademia di Svezia comunicandogli che non accetta il premio se non assegnato anche a Marie, dato che entrambi hanno lavorato insieme ciascuno in modo autonomo ed originale. L’accademia torna sui propri passi ed il 29 agosto 1903 assegna a Marie Curie il premio Nobel. È la prima donna della storia a vincere il Nobel. L’eccezionalità di questa scienziata è tale che, nel 1911, l’Accademia di Svezia le assegna il premio Nobel anche per la chimica, premiando la sua scoperta del peso atomico del Radio, facendo di lei la prima persona della storia a ricevere il premio Nobel in due materie differenti.

Riuscirà questo film a raccontare una donna così audace e fuori del proprio tempo? Non resta che andare a vedere il film. (Link al trailler) 

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