Carteggi di Psicologia
Università e lockdown

Pensavo fosse una pausa, invece era il lockdown

Essere università tra le mura domestiche

Quando il 5 Marzo 2020 l’attività scolastica è stata interrotta a causa dell’emergenza sanitaria, credo che, in un primo momento, molti studenti siano stati euforici.

Una chiusura così improvvisa non l’avevamo mai vissuta e l’allettante idea di una pausa dalla monotonia dell’anno scolastico iniziava già a profilarsi nelle menti di molti studenti. Purtroppo quegli stessi studenti hanno compreso presto che non si trattava di qualche giorno di vacanza e gli animi sono cambiati.

Lo stesso è successo a me, studentessa al terzo anno di Psicologia ad un passo dalla laurea.

Ero appena tornata dal mio Erasmus a Madrid pieno di vita e frenesia, quando è stato annunciato il lockdown che mi ha costretta a trascorrere lunghi mesi nel mio piccolo appartamento di Roma.

Le abitudini quotidiane sono cambiate in modo repentino lasciando spazio ad un susseguirsi di giornate che mi sono parse uguali l’una all’altra.

Ho dovuto fare i conti con la didattica a distanza cercando ogni giorno di trovare uno spazio tranquillo in cui concentrarmi, compatibilmente con le esigenze di tutti gli altri membri della famiglia. All’improvviso è venuto a mancare l’ambiente universitario, il confronto con i professori, le interazioni con i colleghi, le iniziative, la mensa e ogni momento di condivisione.

La mia casa, il luogo tranquillo in cui riposarmi dopo una lunga giornata di università, il posto in cui tornare dopo aver affrontato un esame universitario, è diventata la sede delle mie lezioni e dei miei esami. Questa trasformazione è tutt’altro che banale: le attività e le emozioni riservate a determinati spazi, si sono mescolate e sono diventate un tutt’uno all’interno della mia abitazione.

I giorni più difficili sono stati quelli in cui ho affrontato le prove online. Non c’erano altri studenti accanto a me, il professore a cui chiedere chiarimenti e lo spazio immenso dell’aula magna. C’era invece la mia stanza, con la porta rigorosamente chiusa e la telecamera del computer a controllare che l’ambiente in cui mi trovavo fosse adeguato e a fissarmi mentre scrivevo.

E queste mura saranno, quasi sicuramente, anche la sede della mia discussione di laurea tra poche settimane. Dopo anni di sacrifici, impegno, dedizione, il raggiungimento di un traguardo simile è un grande momento di gioia e soddisfazione. Anche se in un evento simile a contare sono le persone che ci circondano e che quel giorno ci saranno, mancherà tutto il resto: la mia facoltà in Via dei Marsi, la commissione in carne ed ossa, il mio relatore, la proclamazione.

Ma questa condizione per i noi studenti universitari – sempre troppo poco menzionati – non è finita qui.

Perché se i più piccoli torneranno a scuola a settembre, seppur con norme molto complesse da gestire, è quasi certo che l’Università continuerà le lezioni in remoto e noi continueremo a viverne le relative conseguenze. Questa sensazione di continua incertezza rispetto alle modalità che ci saranno e l’interruzione avvenuta in maniera improvvisa che si sta protraendo a lungo, causano sofferenza e spaesamento.

Credo che la privazione maggiore sia sul piano sociale. Le lezioni online hanno costretto moltissimi studenti fuorisede a tornare nelle loro regioni, impossibilitati a pagare un affitto, per di più non necessario viste le modalità in remoto. L’università, il luogo che permetteva di unire realtà distanti e diverse, non avendo più una base concreta, ha perso la sua funzione. Noi studenti ci troviamo lontani, in parti opposte dell’Italia, senza più il nostro luogo d’incontro. E così, alla fine del mio percorso triennale, non ho avuto la possibilità di salutare moltissimi colleghi universitari che temo di non incontrare più. Quella che doveva essere una serena conclusione, è stata una rottura indesiderata.

E cosa succederà a Settembre, quando mi ritroverò insieme a tanti altri ad iniziare la laurea magistrale? Sono piena di aspettative verso questo inizio e desiderosa di immergermi in una nuova dimensione, ma ora temo il modo in cui questo avverrà.

L’Università è uno dei periodi più vivaci e intensi della vita e continuo a sperare che questa emergenza sanitaria non me la porti via.


Qui puoi leggere l’esperienza di un’insegnante della scuola primaria.
Qui puoi leggere anche il punto di vista di un insegnante delle scuole superiori.
L’esperienza di un genitore puoi leggerla qui.

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