Psicologia del Lavoro: la Formazione

Quando oggi parliamo di formazione diamo per scontato che il nostro interlocutore sappia cosa ci sia dietro questo concetto, soprattutto quando ci troviamo all’interno di un’Azienda. Non sempre è così e questo breve articolo vuole contribuire a fare chiarezza su cosa significhi fare formazione e quali siano i trend maggiormente utilizzati oggi.

autore: Silvia Buccella

Si fa formazione possiamo dire da sempre, da quando i padri insegnavano ai propri figli un mestiere. Eh già, perché “formare” significa rendere una persona in grado di svolgere un’attività, insegnare delle tecniche per poter svolgere al meglio un lavoro. Nel mondo “moderno”, si è iniziato a tenere in considerazione la formazione in modo più strutturato a partire dai primi del 900, con la rivoluzione industriale: iniziava a sorgere il bisogno di “istruire” gli operai ad utilizzare i macchinari in modo corretto al fine di poter svolgere il lavoro in modo efficace e quindi portare utili all’industria. In questo periodo la formazione era esclusivamente di tipo tecnico, focalizzata a rendere le persone autonome nell’utilizzo quotidiano di un macchinario.

Come è normale che sia, le cose dai primi del 900 sono profondamente cambiate ed oggi, pur essendo presente la formazione tecnica, si parla di formazione in diversi ambiti e forme! L’avvento del digitale ha inesorabilmente (e oserei dire per fortuna!) modificato l’approccio alla formazione, sia da un punto di vista dei contenuti che delle modalità. Vediamo in modo più dettagliato come si intende la formazione oggi.

La prima grande distinzione è tra Formazione tecnica (formazione volta ad abilitare le persone sul funzionamento tecnico di uno strumento) e Formazione manageriale (formazione focalizzata sulle soft skills con l’obiettivo di far prendere consapevolezza alle persone dei comportamenti che quotidianamente si mettono in atto e di come poter migliorare alcuni aspetti legati a tali comportamenti).

La modalità di erogazione ha subito anch’essa delle evoluzioni ed è passata da un’esclusiva modalità d’aula (dove il docente parlava di fronte ad una platea di partecipanti) fino a parlare oggi di formazione embedded, ossia una formazione che all’interno di un solo percorso include tipologie diversificate di erogazione. Vediamo sinteticamente quali sono queste principali tipologie di formazione (vengono tralasciate di proposito alcune modalità perché ad oggi meno in uso):

  1. Tradizionale in aula: Il docente tratta l’argomento del corso coinvolgendo le persone attraverso una parte dedicata alla teoria ed una alle esercitazioni.
  2. Esperienziale: Il docente tratta l’argomento del corso coinvolgendo i partecipanti in un’esperienza in prima persona utile a far comprendere l’argomento trattato in modo diretto e coinvolgente.
  3. E-learning: Attività formativa svolta online, completa di parte teorica e pratica (attraverso test o giochi interattivi) che il partecipante può svolgere in momenti diversi della giornata. All’inizio fruibile solo attraverso il pc, oggi anche su tablet e smartphone.
  4. Webinar: Attività formativa svolta su una piattaforma online a cui si collegano i partecipanti e dove un docente tiene una lezione su di un argomento specifico. Non sono previste esercitazioni, ma è possibile interagire direttamente con il docente durante il corso.
  5. Gamification: È la modalità formativa più all’avanguardia e viene svolta su una piattaforma online, dove degli elementi tipici del videogioco vengono applicati a contesti non di gioco: l’obiettivo è accrescere l’ingaggio delle persone verso specifici insiemi di comportamenti, sperimentandone gli effetti attraverso attività di gioco.

 

Un percorso formativo generalmente viene ideato facendo prima una rilevazione dei bisogni formativi, che può derivare da una mappatura delle competenze (ad esempio attraverso un assessment). La progettazione (completa di modalità e popolazione target) di solito viene customizzata in base ai bisogni espressi dalla popolazione di riferimento e viene elaborata all’interno dell’Ufficio Risorse Umane.

E lo psicologo del lavoro che valore aggiunto può dare? Prima di tutto riesce a fornire una lettura degli effettivi bisogni formativi emersi tenendo conto di diversi fattori in gioco, a seguire la scelta della modalità di erogazione più efficace in quella situazione ed infine durante l’erogazione la differenza può essere evidenziata dalle modalità di gestione dell’aula. È naturale pensare che alcuni temi soprattutto tecnici sia più giusto farli trattare da professionisti della materia, ed è corretto! Ciò che alcuni sottovalutano però è la capacità di saper gestire le dinamiche che si vengono a creare in aula: sarebbe infatti utile per gli esperti tecnici seguire un corso di Formazione formatori al fine di rendere le aule pienamente efficaci.

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