“Vagare nella mente”

Introduzione al fenomeno delle  Allucinazioni Uditive (Parte 1)

 

Quando la parola “allucinazione” entrò nell’uso, nel Cinquecento, indicava semplicemente un vaneggiare, una “mente errante”. Fu solo negli anni Trenta dell’Ottocento che Jean-Ètienne Esquirol diede al termine il significato attuale: prima di allora, quelle che oggi chiamiamo allucinazioni, erano definite “apparizioni”.  Le allucinazioni, insieme ai deliri, sono i sintomi più caratteristici delle psicosi e rappresentano in particolare le manifestazioni di quel distacco dalla realtà che è stato riconosciuto come uno dei tratti distintivi dei disturbi mentali più gravi. Fin dall’opera di Kraepelin tali sintomi sono stati utilizzati per caratterizzare una delle malattie mentali più invalidanti: la schizofrenia1. Oggi sappiamo che oltre cinquanta condizioni mediche possono comprendere tra i propri sintomi le allucinazioni uditive: demenze, PTSD, Disturbi dissociativi, Disturbo Depressivo Maggiore, Disturbo Borderline di Personalità.

Si definisce allucinazione una percezione che avvenga in assenza di oggetto.

Proprio per tale motivo sono tra i sintomi psichiatrici più facilmente indagabili, in quanto la presenza o l’assenza dell’oggetto percepito è immediatamente verificabile da un osservatore esterno. Una delle caratteristiche costitutive delle allucinazioni è la non correggibilità. Il soggetto è convinto della realtà delle proprie percezioni e non può essere convinto, con il normale vaglio della critica, del contrario. La percezione allucinatoria ha caratteristiche analoghe a quelle di una percezione reale, nella fisicità e nella struttura. Un altro elemento che normalmente contraddistingue le allucinazioni è il carattere autocentrico: le voci udite parlano al paziente, è lui che insultano, a lui danno ordini.

Dal punto di vista semeiotico, si possono distinguere diverse allucinazioni a seconda dell’area sensoriale interessata: ciascuno dei cinque sensi può essere interessato da fenomeni allucinatori. La prevalenza massima è tuttavia indubbiamente delle allucinazioni uditive. Generalmente esse hanno caratteristiche minacciose e allusive verso il paziente stesso, fino ad imporgli di compiere determinate azioni (allucinazioni imperative) con pericolo in alcuni casi di suicidio. Più raramente le voci udite conversano tra loro (colloquio di voci), senza rivolgersi al paziente. Il soggetto, raramente, può riferire direttamente tale percezione, più frequentemente può risultare distratto durante un colloquio, allontanare lo sguardo dall’interlocutore nella ricerca della fonte di provenienza di ciò che sta sentendo. Le allucinazioni uditive sono presenti in una grande percentuale di soggetti affetti da schizofrenia2. Già Schneider , che aveva attribuito un ruolo di estrema importanza alle allucinazioni uditive nella schizofrenia, aveva identificato tre tipi di allucina­zioni come assolutamente distintive: il sentire commenti sul proprio comportamento, il sentire voci che parlano di sé in terza persona, ed il sentire i propri pensieri detti ad alta voce (la cosiddetta eco del pensiero, di altissimo valo­re diagnostico per la schizofrenia). In altre parole, le voci, in tutte le loro declinazioni, sembrano dominare il mondo schizofrenico.

Le voci hanno una grande variabilità al loro interno.

Possono essere commenti, critiche, ordini, ruminazioni, preoccupazioni, domande, possono essere continue in un giorno, e scomparire in quello successivo, possono essere appena udibili o a volume altissimo. La voce può essere sconosciuta, o appartenere ad un parente, ai persecutori, ad un amante, a dio, angeli, demoni, macchine, radio, tele­visioni3.

Il Manuale Diagnostico Statistico dei Disturbi Mentali alla quinta edizione, Asse primo, parla di “disturbo dello spettro della schizofrenia e altri disturbi psicotici” e propone sei criteri necessari a soddisfare la diagnosi di schizofrenia, di cui due sono considerati essenziali: il criterio A, presenza di sintomi “positivi (in eccesso rispetto alla norma) e “negativi” (per la loro assenza rispetto alla norma) per la durata di almeno un mese in forma acuta e il criterio C, presenza di segni e sintomi positivi e negativi per la durata di almeno sei mesi in forma attenuata, solitamente come prodromi o residui. Il criterio A richiede almeno due sintomi di un elenco comprendente deliri, allucinazioni, eloquio disorganizzato, comportamento grossolanamente disorganizzato o catatonico e sintomi negativi (diminuzione dell’espressione o delle emozioni o abulia)4. Dal punto di vista psicopatologico, particolarmente significative ai fini della diagnosi, sono le allucinazioni uditive in terza persona, cioè voci che commentano pensieri e azioni della persona o dialogano fra loro riferendosi a lui. Nel commento o dialogo di voci, l’Io appare sommerso da persone del mondo circostante5 , vi è una alterazione di confini che separano sé dal mondo.

Storicamente per spiegare la genesi delle allucinazioni uditive con contenuto verbale due principali modelli si contendono il campo.

Il primo si rifà all’ipotesi di Frith del ‘discorso interno’ e del deficit del monitoraggio: vale a dire, il soggetto con allucinazioni ha perso la capacità di riconoscere certi pensieri come propri e di conseguenza li attribuisce a una fonte esterna, sperimentandoli così come ‘voci6 L’altro modello vede all’origine delle voci un’iperattività delle aree uditive del lobo temporale, che non riesce a essere inibita dall’attività deficitaria delle aree frontali: sembra ormai certo che, in generale, i sintomi positivi si associno ad un’iperattività di zone specifiche e le allucinazioni uditive si associano ad un’iperattività dell’area di Broca e della corteccia temporale sinistra7 .I due modelli potrebbero benissimo coesistere, anzi è plausibile, visto che  evolutivamente parlando è grazie all’apertura del lobo frontale che la coscienza dei Primati si apre agli sviluppi che portano alla comparsa  dell’autoriflessività. E’ chiaro che a ogni esperienza fenomenica corrisponde un correlato neurofisiologico ma non siamo ancora in grado di compiere le correlazioni fra anatomia, fisiologia (epistemologia), meccanismi   dello scompenso e patologia conclamata.

Come detto prima, le allucinazioni possono verificarsi in numerose condizioni mediche generali, in malattie psichiatriche e neurologiche, possono essere causate da sostanze stupefacenti o da farmaci. Si riconoscono anche fenomeni allucinatori non patologici, che si verificano in circostanze particolari fra cui la deprivazione da sonno o in occasione di stress intenso quale la morte del coniuge (allucinazioni da vedovanza).

Esiste una controversa branca della psichiatria per la quale l’intervento sulle Voci non dovrebbe essere orientato solo all’eliminazione del fenomeno,

ma anche e soprattutto all’accettazione e poi alla relazione con esse, al fine di renderne più positivo il contenuto. In uno studio condotto dall’antropologa Tanya Luhrmann, si evince che il ruolo della cultura di appartenenza influisce sull’esperienza di ciascun individuo con le Voci: in Paesi in cui è forte lo stigma, l’individuo ne è vittima impotente, esse sono intollerabili e malevole . In altre culture (Ghana e India), l’udire Voci sembra essere una esperienza accettata dal gruppo di appartenenza e nella maggior parte dei casi positiva, poiché esse hanno a che fare con la dimensione religiosa, spirituale dell’esistenza. Si tratta di voci benevole e a volte persino cercate  dall’individuo8.

Dunque lo studio delle allucinazioni riveste un ruolo fondamentale nella psicopatologia clinica e sperimentale sia perché sono connesse a molteplici disturbi psicotici, sia perché sono riscontrabili anche in popolazioni non critiche. In Inghilterra, nel 2011, la ricerca epidemiologica sulle voci di Eleanor Longden, dimostra che il 13% della popolazione generale sente delle Voci. Questo mentre la percentuale di persone che hanno problemi mentali e sentono voci è molto più bassa, è lo 0,4%. La ricercatrice, psicologa, esamina poi la questione se gli uditori siano sempre patologici o no. Sulla base della ricerca scientifica la risposta è no. Ma qual è la differenza allora tra uditori patologici e uditori non patologici? La risposta è il loro modo di vivere le voci. Gli uditori di voci, non patologici, lavorano di più con le loro voci, le accettano, ne danno spiegazioni significative e molto spesso risolvono il loro malessere attraverso la comprensione delle ragioni della presenza delle Voci9 .

      

 

       BIBLIOGRAFIA

      

  • Sacks O., Introduzione (Internet). In: Sacks O. Adelphi edizioni Spa Milano. (Prima edizione digitale 2013; consultato: Luglio 2015). Disponibile all’indirizzo: https://books.google.it/
  • it (Internet) Genova. I disturbi della senso-percezione. Editore: Francesco Bollorino; 1995-2015 (consultato nell’Agosto 2015). Disponibile all’indirizzo: http://www.psychiatryonline.it/
  • APA, Manuale Diagnostico statistico dei disturbi mentali V edizione (2014), tr.it. Raffaello Cortina Editore, 2015
  • Gatto G., Schizofrenia: l’approccio Cognitivo Post Razionalista. Uno studio pilota di comparazione tra focalizzazione cognitivo-comportamentale e focalizzazione con percezione somatica per il controllo delle allucinazioni uditive”. (2002) “Secondo Forum sulla formazione in Psicoterapia” Assisi. Associazione di Psicologia Cognitiva di Roma e dal Centro di Psicoterapia Cognitiva di Como.
  • Sims A., Introduzione alla psicopatologia descrittiva. Cortina 1997
  • Frith C., Neuropsicologia cognitive della schizofrenia. it, Cortina, 1995
  • Arimatea E., Bisanti R. et al, La psicoterapia Post Razionalista delle Psicosi, Atti V Convegno di psicologia e psicopatologia post- razionalista. Siena 2004
  • Mercury News. Com (Internet) Lisa M. Krieger, Hearing voices: Auditory hallucinations vary across cultures. 2015 (consultato a Dicembre 2015). Disponibile all’indirizzo:

http://www.mercurynews.com/news/ci_28518311/hearing-voices:-auditory-hallucinations-vary-across-cultures

  • Eleanor Longden, Anna Madill, Mitch G. Waterman, Dissociation, Trauma, and the Role of Lived Experience: Toward a New Conceptualization of Voice Hearing. Psychological Bulletin 2012, Vol. 138, No. 1, 28–76

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *