Vince chi molla. Riflessioni su un testo.

“Vince chi molla”, una frase che appare come un ossimoro per i canoni della nostra società in cui mollare viene accostato a perdere.

autore: Roberto Noccioli

Nel pensiero comune chi molla si ferma, non va più avanti, si ritira. L’idea che mollare possa avere un significato di attivazione, di spinta in avanti è difficile da condividere. Niccolò Fabi ci accompagna nell’immaginare questa possibilità: non opporre resistenza, non combattere con le onde, ma lasciati andare, la corrente prima o poi ti riporterà a riva. “Vince… chi molla” diventa un’esortazione, un invito a non perseverare, a non resistere al continuo mutare delle cose.

Mi ha colpito molto il titolo di questa canzone che ritroviamo nell’album Una somma di piccole cose. Mi ha colpito non solo per la musicalità e per la poesia, ma anche e soprattutto perché in maniera “semplice” descrive il lavoro che si svolge in un percorso psicoterapeutico.  Fabi lo racconta con apparente semplicità, senza entrare nei dettagli della storia, ma condividendo vissuti ed emozioni.

Sembra raccontarci un percorso, un processo, sembra farsi accompagnare in una serie di eventi che non sono narrati come accadimenti, ma come tonalità emotive. Un lungo fluire di emozioni da uno stato di sofferenza ad un senso di serenità e di calma al quale segue, o ci si aspetta che segua, una nuova spinta alla ricerca, alla conoscenza. È possibile vivere il   proprio presente, non bloccato dalle paure per il futuro o dai rimpianti per il passato. È nel presente che siamo ed è il presente che possiamo modificare. Una somma di piccole cose titola l’album. Piccole cose, passo dopo passo, evento dopo evento.

Vorrei commentare qualche passo, senza pretesa di fare il critico, ma semplicemente riportando quello che mi ha colpito, in maniera del tutto soggettiva, ma forse condivisibile anche da altri.

Inizia con un’immagine forte, una mano che stringe la gola (Lascia andare la mano/Che stringe la gola). Una mano che non è di qualcun altro, ma è la tua, è la tua mano che ti stringe alla gola, il primo passo è la messa a fuoco di questo aspetto, di quello che ti sta accadendo. Non sono gli altri a soffocarci, ma siamo noi. Non possiamo cambiare gli altri, ma possiamo cambiare il nostro modo di entrare in relazione con loro e con il mondo che ci circonda.

Segue un invito a lasciare andare destino e gli attaccamenti, alle cose come alle persone, suggerimento che ritroviamo spesso nella filosofia, nella letteratura, nella religione e soprattutto lo ritroviamo nel percorso terapeutico, in cui impariamo a rileggere in maniera diversa i legami. Lasciar andare che non vuol dire dimenticare, ma semplicemente far in modo di non rimanere bloccato in un desiderio, in un ricordo, in un legame che non è più presente (Lascio andare il destino/Tutti i miei attaccamenti). Non ci sono cose predeterminate, costruiamo la vita vivendo.

Non abbiamo bisogno di tante cose, poche cose essenziali ci permettono di percorrere strade con maggiore agilità  (per ogni tipo di viaggio/Meglio avere un bagaglio leggero). Ricordo il mio passato da scout, quando lo zaino andava preparato con attenzione e tenendo conto dell’essenziale, uno zaino troppo pesante o troppo ingombrante riduce e limita i movimenti e soprattutto rende il percorso più faticoso. Un aspetto di cui ci dimentichiamo spesso.

Ed arriviamo alla chiusura, in cui si riprende contatto con se stessi, si riprende contatto con il proprio corpo e con i suoi segnali, ci si concede il continuo fluire delle emozioni, lasciando andare i tentativi di controllo e ci si concentra su ciò che ci circonda.

Distendo le vene/ e apro piano le mani/ Cerco di non trattenere più nulla/ Lascio tutto fluire/ L’aria dal naso arriva ai polmoni/ Le palpitazioni tornano battiti/ La testa torna al suo peso normale/ La salvezza non si controlla

Vince… chi molla

 

Lascio per ultimo un commento dell’autore trovato in rete.

“Questa è una canzone sulla paura. Sulla paura delle trasformazioni, quella delle grandi partenze, la paura delle separazioni. E sulla regina di tutte le paure, quella di morire, anzi più precisamente di stare per morire, che è ancora più perniciosa e chi l’ha provata sa esattamente di cosa parlo.
Viene spesso consigliato in quei casi di non opporre resistenza, di non combattere con le onde ma di lasciarsi andare che la corrente prima o poi ci riporterà a riva.
Chiudendo gli occhi e respirando a fondo aiuta molto anche visualizzare una immagine di quiete. La mia preferita è una collina battuta dal vento. A ripensarci bene questa forse non è una canzone.”(http://www.musickr.it/testi/niccolo-fabi-vince-molla-testo/)

Buon ascolto…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Un commento su “Vince chi molla. Riflessioni su un testo.”