Cantiere Costruttivista – un’esperienza o un’avventura

Apprendere dall’esperienza

autori: Elisa Andrighi e Roberto Noccioli

Il primo Cantiere Costruttivista fu organizzato nel 2015 ad Alghero, Torre del Porticciolo per essere esatti, dall’ATC, su un’idea di Toni Fenelli. Un’esperienza dirompente. Il secondo Cantiere nel 2016, sempre ad Alghero, e già si vedevano i segni di dipendenza, perché, come dice Toni, “la felicità crea dipendenza!”. 2017 ancora Alghero!

VI Cantiere Costruttivista
Torre del Porticcioli (Alghero, SS)

In coda al terzo Cantiere viene lanciata l’idea di uscire dalla Sardegna, di sbarcare nel Continente, di passare dall’isolamento, dal senso di protezione dell’Isola alla città, non una qualsiasi, quella che ci dava l’esperienza diametralmente opposta… nel 2018 si va a Milano per il quarto Cantiere! E con Milano entra nell’organizzazione anche la NOUS

L’esperienza in città fu forte e stancante allo stesso tempo, “Corri, corri, corri. Lavora, lavora, lavora!”. Ma anche la “Fabbrichetta” (cit. Federico) è stata un successo. Dovevamo però riprendere i tempi del Cantiere, quelli più lenti, quelli che permettono di STARE nell’esperienza. 2019 si torna ad Alghero! Quinto Cantiere.

Poi arriva il 2020, tutti pronti per la nuova attesa sede: Roma!

In realtà il Castello di Santa Severa, torniamo in continente, ma non abbandoniamo il mare e le cornici spettacolari. Era tutto pronto, luogo, laboratori, persone, festa finale… nulla! Arriva marzo e la storia la conosciamo.

Nel 2020 il Cantiere salta, ma nasce altro, tenendo conto di quello che i suoi partecipanti (cantierini li chiamiamo) sanno fare meglio: accoglienza, condivisione e supporto. Nasce Sostegno Virale, un sistema di supporto online capillare che si allarga a macchia d’olio per tutta Italia, arrivando a costruire una rete di solidarietà di oltre 600 colleghi.

Sostegno Virale
Nella rete di Sostegno Virale, oltre alle già citate ATC e NOUS, Selexi, Multiverso Evolutivo, ACC, Koinoneo.it, il Melograno Cagliari.

Idealmente quello del 2020 sarebbe potuto essere il nostro ultimo Cantiere, la chiusura di un cerchio. Le esperienze, anche quelle belle, prima o poi devono concludersi e lasciare spazio ad esperienze nuove, a nuovi progetti. Invece il 2020 non c’è stato, non c’è stato neanche il 2021 e siamo arrivati a quest’anno.

Quest’anno avevamo voglia di tornare a stare insieme, due anni di lontananza sono stati interminabili. Così cominciammo a progettare il nuovo Cantiere, il nuovo 6° Cantiere, ma non più a Roma, avevamo bisogno di tornare alle origini, ad Alghero, sede storica del Cantiere.

La scelta di tornare ad Alghero fu dettata quindi dalla necessità di ripartire, dalla voglia di ritrovarsi in un posto che rimandasse ad un senso di unità e di condivisione, dove poter “stare” in uno spazio/tempo che fosse prima di tutto nostro. Perché, utilizzando le parole di Laura, il Cantiere rappresenta

“Un volo… e un atterraggio in un nido in cui non si sta sempre comodi, in cui a volte ho le vertigini, da cui a volte vorrei scappare per restare sola qualche istante, in cui c’è spazio per tutti, da cui è triste partire e verso cui desidero tornare ogni volta con un desiderio più profondo e forte di condividere e crescere”.

IV Cantiere Costruttivista
Le parole del Cantiere, quelle di chi ha partecipato negli anni alle varie edizioni.

Chi è stato al Cantiere Costruttivista sa di cosa stiamo parlando, ha toccato con mano, ha potuto vivere l’esperienza, ma chi non c’è stato? Come spiegare cos’è il Cantiere? Ci abbiamo provato più volte (qui ad esempio Massimo Z. ha raccontato il IV). Proviamo a raccontarlo attraverso le parole di chi lo ha vissuto per la prima volta.

C’è Claudio che scherzando ci dice: “Lo chiamano cantiere. Cantiere. Boh, io sono di Roma e i cantieri per me sono ostacoli urbani maledetti, entità di eterno immobilismo, dannazioni per la propria dignità… Boh. Nel frattempo però sono arrivato e mi avvicino a Loro; vicino vuol dire stare per adesso ai loro margini. Sono circa cento e ne conosco pochissimi, quasi nessuno anzi. […]

Li osservo assembrati, vocianti, a piccoli gruppi. E si abbracciano, si sfiorano, sorridono, si prendono in giro. Ho capito subito che erano amici, compagni con la gioia di (ri)vedersi. Me lo spiego con il covid, con l’estate, con la vita di villaggio. Ma qualcos’altro mi era già chiaro: questo centinaio di persone sono qui per scambiarsi qualcosa; e ci tengono a farlo.

[…] Di colpo si è fatto silenzio, si sono raccolti in cerchio, attentissimi e ispirati. Anch’io sono nel cerchio, anzi un pezzettino del cerchio, tra due pezzetti sconosciuti a destra e sinistra che amichevolmente mi tengono per mano (o io tengo loro?). Dopo un po’ capisco: ci teniamo.

Il grande cerchio nei giorni si dividerà in quattro più piccoli per poi ricoagularsi nei momenti collettivi. In mezzo, le azioni di noi tutti e tra noi tutti, che vengono chiamati Laboratori. Si tratta di situazioni centrate sul corpo (pure il mio, di corpo!). Esperienze coinvolgenti nella loro semplicità, vissute con persone che non conosco ma che sento affidabili e non giudicanti”.

Insomma, Claudio, nel tentativo di osservare dall’esterno, finisce nel cerchio, l’osservatore del sistema fa parte anche esso del sistema. Finito nel cerchio accetta di stare e comincia l’esperienza, un’esperienza che passa prima di tutto dal conoscerci, dal condividere, dallo stare insieme con consapevolezza, accettando ogni tanto un po’ di dissociazione e di dissonanza.

Il Cantiere è prima di tutto esperienza e il pretesto per l’esperienza sono i laboratori di cui si parla sopra, che hanno il ruolo di attivatori. I laboratori permettono di lavorare in piccoli gruppi, di rendere più vivido lo scambio, di apprendere attraverso il corpo ed attraverso l’altro. Ma hanno anche la funzione di condividere modalità e strumenti di lavoro.

Raccontare i laboratori è un passaggio semplice, ogni laboratorio ha la sua struttura, un tempo ed uno spazio nel quale viene presentato, dei contenuti, un modello di riferimento e delle tecniche per condividerlo e da condividere. Ogni laboratorio è presentato da uno o più professionisti e prevede una scaletta di attività pre-programmate. Ma, come ogni attività che prevede un’attivazione del gruppo ed un’interazione, diventa ogni volta qualcosa di diverso, perché si modula e rimodula sulla base delle persone che vi partecipano e del modo in cui interagiscono in continua co-costruzione ed in un continuo passaggio da conduttore a partecipante.

Questa parte è più complessa da raccontare, perché apre alla soggettività. Ognuno di noi vive il laboratorio e sta nel laboratorio nel proprio modo, con i propri significati. Poi c’è spazio per la condivisione per leggere il nostro modo, quello dell’altro e come questi si legano insieme.

Il Cantiere è questo: esperienza, scambio ed esperienza nello scambio!

Ma vorremmo far parlare chi il cantiere l’ha vissuto ed ha provato a raccontarlo attraverso il proprio punto di vista, un po’ come già riportato sopra. Troverete in questo link una serie di testimonianze sull’esperienza, anche quella di Claudio nella sua versione integrale.

E chissà… ci vedremo forse al prossimo Cantiere!

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