Le emozioni, queste sconosciute. Cosa sono? A cosa servono?

Negli ultimi due anni la mia attività di psicologo del lavoro e formatore è cambiata, ha subito un’evoluzione, mondi che sembravano distinti e che mi vedevano svolgere la mia professione quasi a compartimenti stagni, con temi diversi a seconda del conteso in cui lavoravo, si sono ritrovati a convergere su un tema comune. Dalle aziende, dalla scuola, dall’associazionismo e nello studio di psicoterapia ritrovo la medesima richiesta, come funzionano le emozioni e come regolarle.

Già prima della pandemia si cominciava a parlare nelle aziende di resilienza e di pensiero “agile” (spiegato come flessibilità cognitiva ed emotiva), nelle scuole e negli incontri con associazioni del terzo settore mi è capitato spesso di parlare di emozioni come spinta motivazionale, nella ricerca e nella messa a fuoco dei desideri e lo sviluppo della curiosità. A studio gran parte del lavoro con gli adolescenti è stato orientato nell’ultimo periodo allo sviluppo di strategie di regolazione che li aiutino ad affrontare le pressioni date dalle richieste prestazionali degli insegnanti alla gestione della relazione con i pari.

È curioso, stiamo sdoganando le emozioni, sono diventate un tema di interesse a tutte le età ed in tutti i contesti, lavorativi, scolastici e personali.

Parliamo tanto di emozioni nella nostra vita, quando leggiamo un libro, guardiamo un film, interagiamo con le persone a cui siamo legati, ma facciamo ancora fatica a definire cosa sono e soprattutto a cosa servano.

Quando in un’aula di formazione di giovani o adulti che siano, domando “cosa sono le emozioni”, le prime reazioni che vedo sono sguardi spaesati: “ma questo che sta dicendo?”; “si aspetta che risponda?”

Poi, stimolati, ed accenna all’istinto o a qualcosa che ricorda una “scarica pulsionale” o comunque alla necessità di scaricare energie accumulate (pensando alla rabbia soprattutto). Man mano che si accumulano risposte, la discussione si accende, si arricchisce, emergono nuovi aspetti, nuovi collegamenti e piano piano, ragionando su quanto emerge e con un piccolo supporto da parte mia, si riesce ad arrivare insieme ad una definizione utile.

La cosa che comincia ad essere interessante è l’emergere della funzionalità delle emozioni, la loro utilità, il loro essere strumenti a nostra disposizione per rispondere in maniera rapida ed efficace agli stimoli ambientali, per giunta accuratamente selezionati dal processo evolutivo. Non più qualcosa che deve essere tenuta sotto controllo, confinata alla parte ludica della vita, ma qualcosa di utile allo svolgimento delle nostre attività quotidiane.

Qui lo stupore si fa interessante, perché nell’aula si diffonde l’idea che queste emozioni servano a qualcosa, hanno una funzione, una funzione adattiva! La nostra cultura spesso ci ha insegnato invece il contrario, convincendoci a volte che le emozioni siano qualcosa da controllare, di scomodo e da mettere a tacere.

Ogni emozione è invece uno strumento prezioso e gestire i nostri comportamenti in risposta a ciò che proviamo ci aiuta a adattarci meglio all’ambiente. Quindi la regolazione del comportamento emotivo diventa il segreto del successo nella gestione dei gruppi, nella vita di coppia, nelle relazioni e nello stare al mondo.

Quindi non è più vergognoso essere tristi, non è più da vigliacchi avere paura e non è più da frustrati arrabbiarsi. Con la diffusione della cultura psicologica si è inteso che le emozioni sono utili e se impariamo a gestire il nostro comportamento possiamo stare davvero bene!

Ma a cosa servono queste emozioni? Qual è questa funzione?

  • Innanzitutto ci forniscono informazioni sull’ambiente. Ci segnalano che sta accadendo qualcosa (“l’odore di questo cibo non mi dice nulla di buono!”). Ci spingono così a spostare l’attenzione sull’elemento che le attiva e raccogliere ulteriori informazioni, verificando ciò che sta accadendo.

  • Ci permettono di comunicare con gli altri e di influenzare i loro comportamenti. Le nostre espressioni facciali, il modo in cui ci posizioniamo rispetto allo spazio ed al nostro interlocutore, il tono della nostra voce, raccontano ciò che stiamo provando, condividendolo con gli altri (un’espressione triste manda agli altri un messaggio di richiesta di supporto; un’espressione disgustata può segnalare qualcosa di cattivo, di nocivo e mettere in guardia dall’assaggiarlo). Inoltre, in modo consapevole o inconsapevole, le emozioni influenzano il modo in cui l’altra persona ci risponde.
  • Ci motivano e preparano all’azione.  Le risposte comportamentali legate alle emozioni sono innate, geneticamente codificate, per questo ci permettono di reagire ad una situazione in modo rapido. Il nostro cervello attiva il nostro corpo senza che necessariamente passare per un piano di consapevolezza e ci sprona a superare gli ostacoli interni ed esterni a noi.

Definito a cosa servono le emozioni, la domanda successiva diventa: “quali emozioni conoscete?”. A questa domanda normalmente le persone, soprattutto i bambini della scuola primaria, ma anche adolescenti e post-adolescenti, sono più preparati, hanno quantomeno visto Inside out, il film della Disney….

Bene, se le emozioni sono un valido strumento al nostro servizio e guidano i comportamenti, permettendoci di conoscere il mondo che ci circonda. Imparare a riconoscerle e ad utilizzarle diventa così un passaggio cruciale.

Non possiamo però imparare dall’oggi al domani a gestire le nostre risposte egli stimoli emotivi, c’è bisogno di allenamento e costanza. Come per tante altre capacità umane, la conoscenza e la capacità di gestione prevede impegno ed attenzione. Dobbiamo cominciare a dedicare dei momenti ad ascoltarci, osservarci ed osservare i nostri pensieri in relazione a ciò che sentiamo, ciò che proviamo ed il significato che diamo a quello che ci accade.

Le risposte emotive, sono uguali per tutti, ma i significati che attribuiamo alle emozioni provate in un preciso momento cambiano di persona in persona e danno vita a comportamenti assai diversi. Ognuno di noi è quindi, più o meno consapevolmente, creatore dei propri significati, attraverso i quali conosce ed agisce nel mondo. Percorsi meditativi, sviluppo di capacità metacognitive e soprattutto percorsi di psicoterapia possono aiutare ad ampliare e modificare questi significati e migliorare le nostre capacità adattive.

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