Carteggi di Psicologia
EMDR

Un “bisturi” per la psiche: l’ EMDR

Negli ultimi tempi l’utilizzo dell’EMDR come pratica psicoterapeutica è sempre più diffuso, sarà anche perché purtroppo in questo periodo storico, tra terremoti, guerre, e altre calamità, non ultima la pandemia da COVID-19 che ci ha costretto in casa e che ha causato molte vittime, uno strumento che possa trattare il trauma in maniera mirata ha dato spesso prova di efficacia.

L’acronimo EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) può essere tradotto come desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari, questo perché in uno dei momenti importanti della procedura il terapeuta chiede al paziente di muovere gli occhi a destra e a sinistra così da seguire le sue dita.

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È una procedura semplice all’apparenza: è una stimolazione bilaterale contemporanea alla rievocazione del trauma da parte della persona. Nella sua essenza però è complessa e deve essere somministrata esclusivamente da psicoterapeuti formati in questa tecnica.

Credo fermamente che sia consigliabile praticare l’EMDR all’interno di un percorso terapeutico, è importante che venga valutato dal terapeuta, assieme al paziente, in quale fase della terapia applicarlo, per quali motivi e al fine di perseguire quali obiettivi.

Ha un po’ la funzione del bisturi, lì dove le cure e i trattamenti psicoterapeutici non arrivano fino in fondo, può essere usato per operare direttamente sull’evento traumatico per aiutarne l’elaborazione e modificarne la percezione.

A cosa serve l’EMDR?

È uno degli strumenti che possono essere utilizzati per il trattamento del disturbo post -traumatico da stress ma anche per  altri tipi di patologie e disagi emotivi quali fobie, attacchi di panico, disturbi alimentari, dipendenze, disturbo da ansia generalizzata, disturbi della condotta, lutto complicato, depressione.

Tutti noi, per il semplice fatto che viviamo e interagiamo con gli altri, siamo esposti all’eventualità di subire traumi psicologici.

Esistono anche i cosiddetti traumi “con  la t minuscola”, esperienze che possono sembrare poco rilevanti, ma che, ripetute nel tempo, possono condizionare la vita dell’individuo e la percezione di se stesso, soprattutto se avvenute in momenti di particolare vulnerabilità. Ecco allora che eventi quali, umiliazioni, abbandoni, trascuratezza, possono lasciare un segno indelebile nella nostra psiche, modificando i nostri comportamenti e le dinamiche relazionali messe in atto con gli altri,  imprimendosi anche in specifiche aree del cervello. Da tutto ciò possono derivare sensazioni di insicurezza, mancanza di autostima, colpevolizzazioni, che possono essere alla base di attacchi di panico e svariati altri disturbi della sfera ansiosa.

Come si svolge una seduta EMDR?

Durante il percorso psicoterapeutico, il terapeuta raccoglie molti dati anamnestici del paziente, riesce ad identificare con lui gli eventi che hanno contribuito a sviluppare il problema attuale. In questo modo vengono individuati i ricordi che verranno elaborati durante la procedura EMDR. 

Il paziente viene invitato a notare i pensieri, le sensazioni fisiche e le immagini collegati con l’esperienza traumatica o il disagio evolutivo, nel frattempo il terapeuta gli fa compiere dei semplici movimenti oculari, o procede con stimolazioni alternate destra-sinistra.

Tali stimolazioni hanno lo scopo di favorire una migliore comunicazione tra gli emisferi cerebrali e si basano su un processo neurofisiologico naturale, simile a quello che avviene nel sonno REM (fase del sonno in cui si sogna). 

Dopo il trattamento EMDR il paziente ricorda ancora l’evento ma sente che tutto ciò fa parte del passato ed è integrato in una prospettiva più adulta.


Dopo una o più sedute i ricordi disturbanti legati all’esperienza traumatica subiscono un cambiamento: i pensieri intrusivi si attutiscono o spariscono, le emozioni e sensazioni fisiche negative si riducono di intensità.

Cosa succede nel cervello?

Gli eventi traumatici di cui abbiamo parlato non vengono cancellati dalla nostra mente, bensì rielaborati in modo adattivo, permettendoci di andare avanti spesso sfruttandoli come risorse in più per affrontare le difficoltà. Questi traumi restano dunque nel passato e noi continuiamo con la nostra vita. Questo non avviene quando un trauma rimane irrisolto, diventa infatti parte di un insieme di pensieri, emozioni e sensazioni disturbanti che condizionano la nostra vita.

Svariati studi hanno riscontrato che i ricordi traumatici vengono immagazzinati nel cervello in modo differente dai ricordi non traumatici. I primi si collocano principalmente nell’emisfero destro, separati dai ricordi positivi, sono lontani dunque da questi vissuti, ma agiscono condizionando la nostra vita attuale.

Dopo il trattamento con EMDR è stato rilevato un cambiamento significativo nell’attivazione delle aree cerebrali, da regioni limbiche (con valenza emotiva) a regioni corticali (valenza associativa).

Quanto dura l’EMDR?

Questa è una domanda che i paziente fanno molto frequentemente, non è facile prevedere la durata di un trattamento con EMDR. Questa dipenderà dal tipo di problema, dalle circostanze di vita, dal numero di eventi traumatici subiti e dalla loro entità.

Esso potrà essere molto breve, 4 o 5 sedute, oppure durare molto di più, in particolare per problematiche complesse, cui non è facile accedere.

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